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Dizionario Angius Casalis: Sedilo, il territorio
Il territorio di Sedilo è disteso per una parte sul pianoro, per altra nelle sue pendici e nella vallata del Tirso. Questo fiume, che lambe il piè del promontorio, si allontana obbliquamente dalle altre parti del margine e lascia distendersi un campo esteso, dove sono due colline, una a greco del capomaggiore del promontorio in distanza di 3/4 di miglio, l’altra quasi nella stessa direzione, ma distante dalla prima di migl. 1 2/3, che sorgono a poca distanza dalla sponda destra del fiume. Ne’ dintorni del paese sono poche fonti e mancano affatto nel paese. Le più notevoli sono quattro, una detta di Bangios a 1/4 d’ora dal paese nella direzione di maestro-tramontana; la seconda che appellasi di Bingias de pradu alla stessa distanza tra ponente e maestro; la terza nominata di s. Costantino, in distanza di 25 minuti tra ostro e scirocco, la quale primeggia per abbondanza; la quarta, che è parimente copiosa, una lontana di mezz’ora, trovasi verso tramontana. Tranne quella di Bingias de pradu le altre sono circondate d’una costruzione per vietarne l’accesso agli animali. Dopo queste se ne possono numerare altre trentuna o trentadue. Le fonti Puzzolu e Borillo, anch’esse vicine e frequentate dal popolo, sono perenni e stimate per la bontà, quando quella di Bingias de pradu. La sorgente Pigodu ha pure la difesa d’un fabbrico, e serve per il paese come l’altra che dicono Sa-figu. Nel campo sono undici fonti; Putanarcu, nel luogo detto Sodde o Solle, cinta di una costruzione in pietre nere, acqua perenne ed abbondante in mezzo all’amenità di pioppi, olmi e salici; prossime a questa le fonti perenni Su Tumbaru e su Poju de Sadda, molto lodate per la finezza; quindi le dette Palmas, Cantaro e Codina, Marturiarjarios prossima ad una distrutta cappella dedicata all’arcangelo s. Michele; quindi quelle di Cilloi e Orbezàri: e nel prato attinente alla stessa regione quelle di Lozoroi, Arcadoria Fontana de Saba e Maddaris o Mallaris.
Nella regione denominata di Lochele sono conosciute le due fonti di nuraghe ruju e di Serra-majore. Nella regione di Nordai, se ne indicano cinque, la fonte Iloi, su Famajolu, Busartu, e altre due Bercier e Moro, tra le antiche e abbandonate cappelle, dedicate una a s. Andrea apostolo, l’altra alla Vergine d’Itria. Nella regione poi, che dicono di Parte susu, se ne trovano altre undici, Orzanghene, fonte di perenne ottima acqua, riparata da una costruzione, dove è tradizione fossero abitatori nel tempo antico e si rinvennero antiche monete; la fontana di s. Quintino, presso una chiesa del medesimo titolo, e dopo queste Su Cantaru, Iustazì, Bonassai, Melas, Muzzigene, Calavrigheddu, Muzzana, Ulinu, Lucunas. Si possono notare due ruscelli, ma di corso invernale, uno di Bangios detto vicino all’abitato, l’altro Ber-cier. I notevoli corsi d’acque, detti fiumi, sono quattro, e circondano o traversano il territorio. I paesani li nominano Flumineddu, rio di Lochele, Biario, e Siddo. Il primo (Flumineddu) ha le sue scaturigini nel monte Oskelo, e scorre per i salti del Marghine per unirsi al seguente. Il rio di Lochele è lo stesso che il Tirso, il quale nel luogo detto Is giunturas, riceve il Flumineddu, quindi passa nella regione di Colocò, tra grandi rupi e folti boschi, dove tortuoso e ristretto romoreggia così strepitoso, che nelle sue pienezze tiene desti nella notte i Sedilesi sebbene lontani di circa due miglia.
Da quelle angustie uscito nel campo di Torozula riceve il fiume Biario (Daloro), dopo la quale affluenza è da paesani chiamato rio di Nordai, e scorre tra’ salti di Sedilo e di Barigadu-jossu sino al luogo detto Crocore, dove è il limite tra Sedilo e Zuri. In questo stesso luogo si aggiunge al Tirso il fiume Sillo volgarmente Siddu, che ha le origini al ponente nella regione, che dicesi Marghini-Stura, e divide col principale de’ suoi rami il Sedilese da quello di Soddi e Zuri. In questi fiumi, massime nel Tirso, si ha gran copia di anguille, di trote, di pesce di squama, come usan dire i paesani, e di saboghe, che si prendono quando sono magre. Non è raro prender anguille dalle 12 alle 15 libbre, delle trote perfino di 6 libbre, delle saboghe di 7 o 8 libbre e di muggini (il pesce di squama) grossi. Insieme si prende gran copia di pesciolini (pischizzolos). Il prezzo è di cent. 25 la libbra, e minore assai quando è in gran copia. Nell’alveo del medesimo sono cinque o sei di quelle peschiere che dicono nassarius, e consistono in una chiusa di stipe con una piccola foce che si tiene barrata, finchè non sia ora di pescare. I nassai si sogliono preparare con arte presso le confluenze. Alcuni pescano pure fuor de’ nassai. Gli uccelli acquatici che trovansi più frequenti su queste acque sono le anitre e le folaghe. Manca il ponte a valicare il Tirso, e però nelle piene resta vietato il transito. Nel sito detto su Ponte becciu, furono nella siccità del 1834 osservate le fondamenta di tre piloni, poi si riconobbe un pezzo di arco nel fondo. Sarebbe facile sopra queste fondamenta ricostrurre il ponte per facilitare le comunicazioni tra Sedilo e la Barbagia Ollolai, e gli altri dipartimenti. Grave è l’incomodo che si patisce per il vietato passaggio a’ viandanti, grave quello che si patisce da’ sedilesi che hanno campi e vigne da coltivare nella sponda sinistra del fiume, cioè nella regione di Lochele.
Talvolta per più di 15 giorni non si può senza rischiar la vita tentar il guado. Un altro danno e non piccolo si soffre da quelli che hanno terre basse prossime al fiume, tanto nella parte di Lochele, quanto nell’altra a destra del fiume, che dicono su Campu, perchè nel timore delle inondazioni non possono fare a tempo i lavori. Questo nasce dacchè l’alveo è poco profondo. Ogni anno periscono nel passaggio del Tirso da cinque a sei persone. Alla parte di ponente e di libeccio sono alcune piccole eminenze di bell’aspetto, che in altri tempi verdeggiavano di pampini. È notevole l’eminenza conica, che si denomina di Talasai. Lo è pure quella di Busoro e a mezz’ora dall’abitato. Tra’ nuraghi di Talasai e di Iloi entrando carpone in un vuoto trovasi un buco, dove si può stare in piedi, e si osservano otto camere di piccola dimensione, ma ben lavorate a scalpello. Di minerali non si può indicar altro, che un filone di terra saponacea, lungo la strada che conduce alla chiesa di s. Costantino. Questa terra si adopera per imbiancare e levare le macchie.
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