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Le leggende

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Le tre leggende di Sedilo: Eurania di Thalasai, la chiesa di San Costantino ed il prete di Zavò.

Eurania di Thalasai



Nel nuraghe di Thalasai la figlia del marchese che si chiamava Eurania si affacciava ogni giorno alla finestra e sempre canta canta (cantando). Essa era bella come un sole ed un giovane che si chiamava Florindo se n’era innamorato. Ma però era povero e non la poteva sposare e per quello è ch’essa da tempo a quella parte era triste e di malumore. Florindo andava ogni sera a cantarle qualche canzone e un giorno le ha detto che siccome non la poteva sposare davanti al mondo perché era molto povero, andrebbe all’oriente e la si farebbe onore e tornerebbe entro cinque anni.

Ma c’era il marchese di Iloi che la voleva esso; Eurania non ne voleva nemmeno l’intesa (sentir parlare) e il marchese d’Iloi per quello aveva mosso la guerra al babbo di essa. Tutto il luogo era pieno del sangue dei morti e Eurania piangeva dì e notte. Una bella mattina, appena albeggiato (spuntava appena l’alba), si ricorda che sono passati i cinque anni e che Florindo non è tornato ancora. Piange tanto e si strappa i capelli come una disperata, ma tutt’a una volta siede a cavallo per anadare ad arrendersi al marchese d’Iloi e per far finire la guerra. Passa il ruscello e quando si presenta essa tutti cessano di combattere e preparano una grande festa per il matrimonio. Nel metre che tutti erano contenti mangiando e bevendo, Eurania era sola da una parte e di tanto in tanto guardava il babbo come per chiedergli perdono di quello che doveva fare.Tutt’a una volta, senza accorgersene nessuno, si beve un sorso di cosa e dopo di un momento spira. Allora tutta quella allegria si cambia in pianto e tutta la festa in canti di morto. Nel mentre, quando essa aveva già spirato, si sente Florindo suonando fuori una triste canzone d’amore e la morta torna ad aprire gli occhi per cercare Florindo; poi torna ad abbassare la testa e muore del tutto. Del povero cantatore, il meschino, non se n’è saputo più nulla; chissà, ne sarà morto dal dispiacere! Il giorno dopo di mattina, accanto al nuraghe hanno trovato la croce d’onore ed l’organetto di Florindo tagliato a pezzi.

La chiesa di San Costantino



Uno scanese un giorno era lavorando il terreno, quando di colpo è stato afferrato e legato da Mori e l’hanno portato a Costantinopoli. Quivi a Costantinopoli l’hanno fatto servo e doveva lavorare giorno e notte senza nessun intervallo, e quando non ne poteva più, lo obbligavano a forza di bastonate a continuare a lavorare. Era una vita d’inferno! Ma un giorno quando era sdraiato a terra pieno di sangue per i colpi che gli avevano dato, gli compare un uomo bello e grande e gli dice: “Non ti disperare molto perché i Mori non potranno tenerti ancora per molto tempo; sta sicuro che io ti libererò e ricordati di me”. Appena ha finito di dire quelle parole quell’uomo è scomparso. Dopo questo fatto, sono passati molti giorni e una bella notte lo scanese, senza sapere neppure come, si trova sulla spiaggia di Portotorres. Proprio nel momento che arriva, gli torna a presentare quell’uomo bello e grande che aveva visto in Costantinopoli; lo ferma e gli dice: “Come ti avevo promesso, ti ho liberato; io sono San Costantino e ti ho liberato perché voglio farmi una chiesa. Pigliati questo sacco di denari, va’ a Sedilo e la chiesa fammela sul monte Isei, e così Sedilo rimarrà sempre libero da ogni malattia”. Lo scanese gli ha dato retta ed ha fatto la chiesa del santo che è molto miracoloso e che, a quello che pare, gli piace a restare con i Sedilesi, quantunque gli scansi lo vogliano per conto loro.

Il prete di Zavò



In una campagna di Sedilo, nel salto di Lochele chiamata Zavò, si racconta che accadono fatti molto strani. In questo luogo, nella sommità di una collina si erge maestoso un nuraghe attorno al quale aleggiano storie inquietanti, tanto inquietanti quanto il nome di una vicina collina: Lutziferu.

Si racconta che, tanto tempo fa, un pastore, mentre trascorreva la notte accanto al suo gregge, fece un incontro agghiacciante. Si parla di un prete che durante la vita non si comportò come uomo di Chiesa ma si macchiò di orrendi delitti. Protetto dalla sua posizione sociale, non venne mai condannato dalle autorità giudiziarie. Quando morì fu condannato dall’Autorità Divina a vagare per le campagne di Lochele ed, ogni anno infatti chiama a se, nella prima notte di luna nuova del mese di novembre, le anime dannate di Sedilo per fare insieme a loro una messa all’interno del nuraghe di Zavò.

Quel pastore, mentre sonnecchiava accanto alle pecore, sentì un tintinnare di catene, delle voci e delle ombre che si recavano in processione verso il nuraghe. Soprafatto dalla paura, si mise a correre ma essendoci tanto buio inciampò e cadde a terra rovinosamente perdendo i sensi. La mattina dopo, al suo risveglio, credette di aver fatto solo un brutto sogno ma si sbagliava.

Fonte


La leggenda di Eurania di Thalasi e della chiesa di San Costantino è tratta dal libro "Leggende e tradizioni di Sardegna" di Gino Bottiglioni - Ilisso Editore, sono narrate da Aldo Cruccu di Sedilo.